Learning manager: alla scoperta di questo ruolo in un’intervista a Francesca Sanguineti, new entry nel team EMBA Ticinensis
10 novembre 2021 - Hanny Santos Eufrasio
EMBA Ticinensis è in costante evoluzione e tra le novità di questo fine 2021 c’è la scelta di coinvolgere una persona nel ruolo di Learning Manager, per migliorare l’esperienza delle persone che hanno scelto e sceglieranno questo percorso formativo.
La scelta è ricaduta sulla dott.ssa Francesca Sanguineti, ricercatrice presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pavia, una persona che ha maturato un’esperienza internazionale di rilievo. E’ stata infatti Visiting Scholar presso J. Mack Robinson College of Business, Georgia State University ad Atlanta e ha pubblicato in diverse riviste come International Business Review e California Management Review Insights. Ha anche maturato una formazione specifica in “International Business Pedagogy”, sempre ad Atlanta, dove ha avuto modo di rafforzare ulteriormente i suoi studi sul tema dell’innovazione nella didattica.
Siamo davvero lieti di avere la possibilità di lavorare insieme per migliorare l’esperienza delle persone che scelgono EMBA Ticinensis per dotarsi degli strumenti e della forma mentis utili per affrontare sfide sempre più complesse.
Per conoscerla meglio e conoscere meglio il suo ruolo, abbiamo colto l’occasione per un’intervista a cui gentilmente si è prestata.
Grazie ancora per il tuo tempo e ancora una volta, un benvenuto a bordo da tutta la squadra EMBA Ticinensis. Torni a Pavia dopo un’esperienza che ti ha portato per lungo tempo all’estero, dove hai vissuto più da vicino sia ambienti didattici che aziendali. Cosa ti ha colpito di più delle altre realtà e cosa ti è mancato di più di quella italiana?
Grazie a voi per la bellissima opportunità che mi avete proposto. É un piacere entrare a far parte di questa super squadra e non vedo l’ora di mettermi in gioco insieme a voi!
Il periodo che ho trascorso ad Atlanta è stato sicuramente ricco di esperienze. Sono tanti e vari, gli aspetti che mi hanno incuriosito della realtà americana. Quello che più mi ha colpito è riferito all’impegno, all’organizzazione e all’interesse dimostrato per la ricerca, non solo a livello universitario. Se sei un ricercatore vieni riconosciuto come qualcuno che fa davvero qualcosa di utile per la società. Aziende ed università ti danno tutto il loro supporto permettendoti così di adempiere al ruolo nel migliore dei modi. Inoltre, le imprese di diversi settori e dimensioni sono parte attiva nella formazione degli studenti di ogni livello (bachelor, master, EMBA e PhD). Questo permette alle aziende di avere un pool di individui formati adeguatamente e in linea con le esigenze del mercato del lavoro, agli studenti di fare esperienze su campo fin dai primi anni di college, e alle università, e quindi ai ricercatori, di essere sempre sul pezzo rispetto ai cambiamenti del mercato con una visione non solo sul breve, ma anche sul medio-lungo termine. Per quanto riguarda la realtà italiana, devo ammettere che quando sono all’estero riesco a sentirne poco la mancanza. É sempre stato così per me, mi sento cittadina del mondo (passatemi il termine un po’ mainstream) e sono talmente presa dal vivere le nuove realtà portandomi dietro il mix di culture con le quali ho avuto la fortuna di entrare in contatto, che mi viene quasi difficile dire cosa mi manchi di una specifica realtà. Probabilmente, quello che manca di più sono i ritmi di vita italiani e il lavorare in un ambiente che sia competitivo, ma in maniera sana. Della mancanza del cibo italiano meglio non parlarne, vero? 😉
Nel tuo percorso professionale hai approfondito aspetti pedagogici, in particolare legati all’ambito business: quali sono alcuni elementi chiave che pensi sia bene sottolineare, per differenziare questo tipo di formazione da quella scolastica a cui siamo abituati?
Ormai è generalmente riconosciuto, anche se tuttora ancora molto discusso, il fatto che gli studenti apprendano maggiormente tramite metodi di insegnamento che prevedono una partecipazione attiva, piuttosto che il classico apprendimento passivo. Credo che questo sia ancora più importante quando si parla di insegnamento nell’ambito del business. Non mi riferisco solo all’uso di case studies, che sono utili quando vengono utilizzati come base di partenza per una discussione e che hanno il loro maggiore effetto quando chi insegna diventa un moderatore, lasciando agli studenti la possibilità non solo di raccontare quello che hanno letto, ma di fare domande e discutere i vari punti di vista e i potenziali diversi scenari che si potrebbero manifestare. Intendo proprio includere attività pratiche dando anche, ove possibile, l’opportunità di insegnare ai propri colleghi. Pensate alla differenza tra il sentire qualcuno che vi racconta il business model di Patagonia e il creare voi stessi un business model canvas o una value proposition canvas di Patagonia, cercando le informazioni rilevanti e presentando il tutto davanti agli altri, quasi come se voi stessi rappresentaste l’azienda. Questo fa una grande differenza.
Nel contesto di EMBA Ticinensis il tuo ruolo principale sarà quello di Learning Manager, in continuità con le persone che ad oggi si sono occupate di questi aspetti nel team: come interpreti questa sfida e quali ritieni siano i vantaggi che le persone che scelgono EMBA Ticinensis possono attendersi da questa attenzione specifica?
Trovo che il mio ruolo sia molto importante per poter offrire ancora di più un valore aggiunto. Fin da subito il mio ruolo sarà quello di capire, vivendo anche in prima persona le lezioni, se possano esserci margini di miglioramento tra i fili conduttori all’interno dei vari moduli che questo master offre. Visto che i partecipanti hanno background a volte molto diversi tra loro, trovo sia fondamentale fare sì che ogni modulo risponda, per quanto possibile, alle esigenze di tutti. Sarò parte attiva durante le lezioni per accertarmi che tutto ciò venga effettivamente rispettato. Chiaramente, questo ruolo funziona se rappresenta un team. Vorrei quindi dedicarmi ad ascoltare e lavorare insieme ai partecipanti per assicurare che ottengano il massimo da questo master, unendo questi sforzi a quelli del team EMBA Ticinensis. Insomma, un ruolo che funga da anello di congiunzione tra partecipanti, docenti ed organizzazione per offrire un’esperienza che non solo sia alle altezze delle aspettative, ma che le superi.
Gli executive italiani hanno davanti anni di grandi cambiamenti e sfide sempre più complesse da affrontare: quanto ritieni siano pronti ad assumere ruoli di spicco in contesti internazionali e su quali aspetti invece pensi debbano rafforzarsi?
A differenza di quello che spesso si pensa, trovo che gli executive italiani, e coloro i quali vogliano intraprendere tale carriera, siano pronti ad affrontare ogni tipo di cambiamento. La loro formazione, a qualsiasi ambito appartenga, è solitamente molto completa. Se uniamo questa caratteristica ad una delle peculiarità principali dell’essere italiani, cioè l’attitudine, o forse meglio parlare di abitudine, al problem-solving e alla resilienza, ci troviamo di fronte a persone che sono e saranno in grado di assumere ruoli di spicco a livello internazionale. Ci tengo a sottolineare che, anche se potrebbe sembrare, non ho un bias verso la cultura italiana e gli italiani in generale, ma che queste caratteristiche vengono riconosciute dagli studi che si occupano di analizzare i tratti caratteristici delle diverse culture. Per quanto riguarda gli aspetti su cui lavorare, penso che rafforzare le soft skills sia fondamentale. Purtroppo vengono scarsamente valorizzate nell’ambito della formazione scolastica in Italia mentre all’estero si riconosce la loro importanza durante quasi tutto il percorso di apprendimento.
Oggi si arriva a ruoli executive da tanti percorsi formativi e professionali diversi e, se a volte si percepiscono le proprie lacune, in altri casi a volte restano fuori dal radar. Hai dei consigli in particolare per delle persone che si stanno avvicinando a ruoli executive o desiderano farlo?
Il mio consiglio è quello di essere pronti a mettersi in gioco. É sicuramente importante rendersi conto di quando si commettono degli errori e saper ammettere di avere sbagliato (nel modo giusto!). Trovo anche sia fondamentale imparare a riconoscere ed accettare le proprie lacune o debolezze per poter fare un lavoro specifico su di esse e riuscire a trasformarle in punti di forza. Per il resto, avanti tutta!
Ringraziamo la dott.ssa Sanguineti per la disponibilità e rinnoviamo il benvenuto: siamo sicuri che il suo apporto renderà l’esperienza EMBA Ticinensis ancora più entusiasmante!
