Innovazione e gastronomia: la parola a “Future Food Institute”
26 novembre 2018 - Lara Betti
The Future Food Institute è un progetto no profit, tutto italiano ma con mire globali, che si propone di costruire un mondo più equo. Come? Appoggiando realtà imprenditoriali coraggiose e innovative che propongano un sostenibile approccio al cibo, coniugando innovazione ed esperienza.
The Future Food Institute ha incontrato EMBA Ticinensis in occasione della giornata di Opening, svoltasi lo scorso 16 novembre, con l’esperienza del pranzo Food Tech: un evento in cui è stato aperto il confronto su come la tecnologia e nuovi modelli di business possono contribuire alla costruzione di un’innovativa e migliore cultura del cibo, attraverso l’individuazione di best practice e il contributo di “esperti del settore”.
La redazione di EMBA Ticinensis ha raccolto le parole di una di essi, Sara Roversi, founder di Future Food Institute, per un’intervista sulla loro missione.
The Future Food Institute: un progetto ambizioso con l’obiettivo di fare del cibo una delle innovazioni chiave per il futuro, con un’attenzione particolare allo sviluppo del territorio locale. Qual è la vostra visione a lungo termine di questa sfida?
Studiando il cibo, sia dal punto di vista della fruizione sia dal punto di vista culturale, abbiamo cominciato a mappare i luoghi in cui questa rivoluzione sta avvenendo e a studiarne le dinamiche, sia per coglierne le opportunità sia per aiutare i nostri partner a coglierle e creare nuove nicchie di fruizione e di consumo che usino il potenziale della tecnologia e le nuove conoscenze generate dai dati.
Per fare questo abbiamo dato vita a Future Food: un ecosistema composto da un’anima filantropica che vuole creare nuovi modelli e cultura, alimentando progetti di ricerca, promuovendo programmi formativi e diffondendo conoscenza, e da un’anima imprenditoriale che sulla base delle conoscenze acquisite alimenta progetti innovativi capaci di generare impatti tangibili sulla salute dell’uomo e del pianeta.
Le linee focus di ricerca, studio e sviluppo imprenditoriale per Future Food sono molteplici, e si perseguono focalizzando l’attenzione su tre ambiti d’azione specifici: Education e capacity building, alimentazione della Community e Innovation.
Nell’ambito community investiamo in particolare sui territori, partendo dalla Regione Emilia-Romagna, dove è nato l’Istituto: abbiamo creato spazi situati nel cuore della piazza universitaria bolognese che ospitano ogni giorno oltre 3.000 persone per mangiare, lavorare, incontrare le nostre startup, creare nuovi progetti sulla food innovation e partecipare ai nostri eventi culturali.
Ci sono poi Future Farm (azienda agricola situata nel cuore dalla Romagna che oggi è diventata anche incubatore e luogo di sperimentazione per startup agri-tech) e i Digital Fields, dove sono situati i nostri uffici, realizzazione di un progetto nato dalla collaborazione con Tim WCap e Olivetti per sostenere la nascita di soluzioni per i nuovi agricoltori.

Si parla molto di cibo del futuro, ma per molti risulta ancora difficile capire esattamente di che cosa si tratta: cosa cambierà nell’approccio quotidiano al cibo?
Nella società post industriale e globalizzata in cui viviamo, la rivoluzione digitale che sta prendendo il controllo sulle nostre vite ci impone di ri-imparare a comprendere il valore dell’alimentazione e di riconnettersi con il cibo, con chi lo produce, lo distribuisce, lo trasforma e lo condivide. Mangiare è un atto essenziale per la vita dell’uomo, ma richiede coscienza e consapevolezza.
La grande sfida della nostra era è riuscire a preservare il pianeta, nutrendo l’uomo in modo sano e avendo cura dell’ecosistema che lo accoglie. L’umanità potrà adattarsi ai grandi cambiamenti che stiamo vivendo solo rimettendo l’uomo al centro, e in questa equazione costante il nostro cibo sarà sempre più sicuro, più controllato e più sostenibile.
Quale sarà l’impatto a livello di business?
Un impatto davvero interessante lo stiamo notando già in questi ultimi anni. Limitandoci all’Italia, il volume di affari del mondo foodtech sfiora i 13,5 miliardi di euro. Molto si deve agli investimenti delle food startup, che nel mondo hanno attirato 5,7 miliardi di dollari solo nel 2015 (facendo registrare un incremento annuo del 152%). Ora il rapporto tra cibo e tecnologia è al suo apice, ma un grande ruolo lo avranno in futuro anche aziende che fanno dell’educazione o della ricerca il loro piatto forte per cambiare il sistema alimentare.
Abbiamo visto diversi esempi di iniziative del Future Food Institute in merito al Climate Change e all’innovazione della Filiera Agrifood: ci potrebbe spiegare meglio quali sono gli orizzonti del “cibo sostenibile” nei prossimi dieci anni?
Di qui a 10 anni saranno molte le sfide da affrontare per rendere il nostro cibo più sostenibile. Senz’altro una parte degli orizzonti futuri va verso le innovazioni negli ambiti della logistica e del packaging: confezioni biodegradabili e commestibili derivanti da fibre vegetali, come già fa l’ingegnosa startup Ooho, che crea sfere di plastica edibile per qualsiasi tipo di liquido.
Un altro orizzonte? La prevenzione degli sprechi di cibo nelle filiere agroalimentari, un problema che affligge le industrie del cibo in ogni angolo del mondo e che causa perdite di prodotti e di denaro sempre più gravose. Per questo stanno nascendo progetti che, oggi, propongono soluzioni di food integrity tracking, combinando grandi quantità di dati informatici per preservare la freschezza del cibo nelle fasi di trasporto. Come fa Wenda, startup che noi di Future Food stiamo supportando e facendo conoscere nei nostri eventi.
Il Future Food Institute è impegnato in diversi progetti formativi, come ad esempio il Food Tech Kids Lab. Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale: in che modo crede che l’innovazione tecnologica possa coniugarsi con la tradizione italiana? Si potrà parlare in futuro della “dieta mediterranea 4.0”?
Il cibo è elemento vitale, sociale ed identitario per l’essere umano e al contempo la tecnologia è da sempre una leva di sviluppo e accelerazione, ma se adottata in modo non consapevole rischia di danneggiare gli elementi fondanti dell’umanità.
La vera sfida, infatti, è preservare un vissuto di saperi che hanno reso il cibo un punto di forza del nostro Paese e continuare a viverlo e a tramandarlo. Quale mezzo migliore della tecnologia per farlo? Prendiamo ad esempio Authentico, l’app che smaschera i falsi prodotti italiani all’estero. O ancora Viporto, una piattaforma digitale che mette in contatto il consumatore con il contadino in un solo click.
Questo rappresenta un ottimo punto di partenza per quella che si può chiamare la vera dieta mediterranea 4.0: pensare alle innovazioni tecnologiche e trascurare la tradizione che ci rappresenta sono due strade che non possono andare d’accordo. L’unica soluzione è puntare sulla cultura, la conoscenza e la creazione di consapevolezza.
* Immagini di studio fotografico Alessandro Anglisani
