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Disrupt or be disrupted: la sfida delle tecnologie esponenziali

24 luglio 2018 - Stefano Denicolai






Nel 2005 il mercato degli SMS iniziava la sua veloce crescita: nel 2013 arrivava a valere circa 120.000 milioni (!) di dollari su scala mondiale, contando non poco nei ricavi dei colossi delle telecomunicazioni (fonte: Informa). Poco prima, nel 2009, nasceva invece una piccola startup fondata da due ex dipendenti Yahoo!, Brian Acton e Jan Koum, che avevano provato a farsi assumere da Facebook senza successo. Nel giro di pochi anni, sfruttando al meglio le nuove tecnologie, i due ed il loro piccolo team hanno creato un sistema di messaggistica che la stessa Facebook ha voluto comprare nel 2014 per ‘soli’ 19 miliardi di dollari: la startup si chiamava WhatsApp ed ancora oggi in tantissimi utilizziamo quotidianamente quest’applicazione, destinata a fruttare nel solo 2018 circa 2 miliardi di dollari a Facebook, mentre non si può dire lo stesso degli SMS, il cui valore per le società di telecomunicazioni è crollato.

Questi cambiamenti, sempre più rapidi e turbolenti, sono la nuova normalità, espressioni di un mondo dove il ritmo del cambiamento sta accelerando come non aveva mai fatto prima, trainato dagli sviluppi delle tecnologie esponenziali.

La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi (e quadruplica quindi ogni 3 anni).

Prima legge di Moore

Negli ultimi decenni siamo stati abituati a vivere con crescente stupore quanto correttamente ipotizzato nella legge di Moore: la potenza di calcolo del supercomputer più potente e costoso al mondo nel 1985? La ritroviamo nell’ormai obsoleto Apple iPhone 4, che a sua volta su questo fronte aveva una potenza di calcolo che equivale a solo la metà di un più recente Apple Watch.

Ciò che deve fare riflettere è che le tecnologie esponenziali sopra citate vanno anche oltre e rendono obsoleta pure la legge di Moore! Si pensi ad esempio al quantum computing, un approccio tecnico completamente diverso che ci permetterà un’evoluzione della potenza di calcolo – e delle applicazioni che ciò abiliterà – a ritmi senza precedenti. I computer tradizionali sono fatti di transistor, i quantum computer sono fatti di qubit. Se nei tradizionali per raddoppiare la potenza di calcolo occorre raddoppiare il numero di transistor, nel quantum computing la potenza si raddoppia ogni volta che si aggiunge un singolo qubit: questa è una tecnologia esponenziale.

Per fare un esempio dei cambiamenti che ci attendono, gli attuali sistemi di sicurezza crittografica su cui sono basati la maggior parte dei nostri scambi finanziari fanno affidamento sul fatto che per risalire ad un’informazione crittografata lo sforzo richiede l’applicazione di molta potenza di calcolo per molto tempo, rendendo l’operazione non pratica o economica: grazie ai computer quantici questo tipo di operazioni richiederà pochissimo tempo, rendendo di fatto tutti gli attuali sistemi di sicurezza crittografica completamente vulnerabili.

Anche sul fronte dell’intelligenza artificiale stiamo assistendo ad un’evoluzione senza precedenti ed il numero di brevetti registrati ne è la testimonianza: se in questo campo nel 2008 sono stati registrati 407 brevetti, nel 2013 erano già 903 e nel 2017 ben 4904 (fonte: Università di Pavia)

Quali sono le conseguenze?

Prendiamo ad esempio il campo della diagnostica: ad Harvard hanno rilevato che i patologi sanno diagnosticare il cancro al seno con un’accuratezza pari al 96%. Oggi l’intelligenza artificiale qualifica correttamente la stessa malattia nel 92% dei casi. Ma ciò che conta è che i medici che sanno usare l’AI hanno conseguito diagnosi esatte nel 99.5%. L’implicazione è evidente: il futuro non è delle macchine, è di chi possiede le competenze per valorizzarle a proprio vantaggio.

Questa considerazione ci aiuta a rileggere con maggior serenità la previsione del World Economic Forum, che vede l’Intelligenza Artificiale (AI) sostituire entro il 2020 ben 5 milioni di posti di lavoro nei soli Paesi più avanzati.

Gli algoritmi di Machine Learning stanno rendendo possibili analisi dei dati prima impensabili, così come gli algoritmi di Deep Learning permettono alle macchine di interagire con le persone e l’ambiente in maniera sempre più significativa: basta pensare alla guida completamente autonoma (livello 5) prevista per il prossimo decennio o ancora agli assistenti vocali che sempre più faranno – già fanno – parte della nostra vita.

Chi non sa usare l’intelligenza artificiale non deve avere paura di quest’ultima. Deve piuttosto preoccuparsi delle persone che la sanno usare: sono loro che gli porteranno via il posto di lavoro, non le macchine.

Erik Brynjolfsson, MIT

Queste tecnologie sono disponibili oggi, a disposizione di chi ha le competenze per impiegarle al meglio.

Netflix, ad esempio, ha imparato ad analizzare le abitudini di visualizzazione dei contenuti proposti ai suoi utenti, le loro reazioni e numerosi altri indicatori: grazie a questa mole di dati ha potuto investire con sempre maggior audacia nella produzione di contenuti originali seguendo un’apposita metodologia estremamente efficace, sapendo già in anticipo quale sarebbe stata la reazione del pubblico. L’investimento messo a budget nel 2018? 8 miliardi di dollari.

Al pari di Netflix, sono tantissime le società impegnate nel mettere in atto nuovi modelli di business resi possibili dalle nuove tecnologie e molte di queste sono già delle Exponential Organizations, cioè imprese capaci di creare un impatto almeno 10 volte superiore rispetto ad imprese simili, come definito nel libro pubblicato nel 2014 “Exponential Organizations: Why New Organizations Are Ten Times Better, Faster, Cheaper Than Your (and What to Do About it)”.

Paradossalmente, la risorsa più scarsa e preziosa in questo nuovo mondo, sono proprio le persone: non solo ricercatori e tecnici (si stima che a causa del “digital skills gap” nel 2020 mancheranno persone per circa 500.000 posti di lavoro solo in Europa), ma anche C-Level e altri dirigenti in grado di comprendere ma soprattutto guidare il cambiamento.

Luca Colombo, Country Manager per l’Italia di Facebook, si augura che ogni impresa in Italia faccia entrare nei propri CDA la figura del CDO (Chief Digital Officer): si tratta di un passaggio utile e importante, ma il vero auspicio è che le competenze necessarie in questo nuovo mondo diventino il patrimonio di tutti.

Per ottenere questo risultato, serve un investimento in formazione continua, al fine di sviluppare competenze che consentano di sentirsi a proprio agio con le tecnologie esponenziali e attivare meta-capacità (ad esempio saper “apprendere come apprendere”) non scontate che fino a pochi anni fa non erano oggetto di formazione specifica.

L’Executive MBA (EMBA) Ticinensis nasce proprio con questo obiettivo: formare i manager del futuro, capaci di progettare e guidare organizzazioni esponenziali immerse in eco-sistemi aperti ed integrati e di cogliere le opportunità della digital transformation.

Per farlo, con il supporto di un comitato scientifico di rilievo e sotto la supervisione di un’advisory board particolarmente attenta, abbiamo coinvolto docenti e professionisti da tutto il mondo in un’esperienza di formazione di nuova generazione, capace attraverso i metodi scelti ed i processi impostati di formare al meglio una classe di professionisti e dare loro gli strumenti per arrivare più in alto e diventare motori del cambiamento.

Impatto medio di un EMBA di alto livello sul salario: +100% a 3 anni

FT’s Global MBA Ranking 2016

Il 37% degli studenti EMBA riceve una promozione DURANTE il percorso (Executive MBA Council)

Executive MBA Council

Il 68% dei graduates ricevono nuovi livelli di responsabilità durante gli studi

Executive MBA Council

Cambiamento non è però sinonimo di evoluzione ed è per questo che, nel dare forma al corso, abbiamo voluto individuare delle giuste priorità: people, planet, profit.

Lo sviluppo del capitale umano avviene per generare prosperità, ma secondo un approccio etico e sostenibile: di riflesso, questo approccio permette di attrarre i migliori talenti, sempre più attenti ad impegnarsi in progetti capaci di migliorare la società.

La capacità di fare propri questi ed altri temi fa parte integrante di questo corso, così come la volontà di costruire insieme a docenti, ospiti e corsisti un’esperienza di condivisione e co-creazione che ci aiuti a migliorare l’offerta formativa reagendo con rapidità agli stimoli che mese dopo mese si presenteranno: del resto, anche la velocità di reazione di fronte a scenari che mutano sempre più in fretta è una capacità fondamentale da sviluppare e rientra tra le competenze che puntiamo a far acquisire ai nostri corsisti.

Insieme, puntiamo a guidare il cambiamento, dando la giusta forma al futuro e per farlo abbiamo degli alleati importanti, a partire da UBI Banca, che ha scelto di contribuire con una sponsorizzazione davvero importante, offrendo borse di rilevante entità per partecipanti ad elevato potenziale.

Per chi si sente pronto ad accettare questa sfida, il viaggio inizia dalla scoperta del metodo e della piattaforma tecnologica.
Metodo e piattaforma