Dal record del mondo di efficienza delle celle fotovoltaiche alle implicazioni di business e per il nostro futuro: intervista alla prof.ssa Giulia Grancini, Università di Pavia
7 dicembre 2021 - Hanny Santos Eufrasio
Il laboratorio di ricerca coordinato dalla prof.ssa Grancini segna il nuovo record mondiale di efficienza per celle solari innovative basate su inchiostri a perovskite. È un traguardo prestigioso che ci ricorda come l’Italia sappia essere eccellenza nella ricerca di frontiera. Ma cosa significa esattamente per il futuro della nostra società? Quali sono le implicazioni di business? Come si porta al successo un team di ricerca?
Questo spunto nasce dalla scienza, ma offre diversi elementi di riflessione per manager e dirigenti, quindi anche per il nostro Executive MBA. Così abbiamo intervistato la prof.ssa Giulia Grancini, che ha guidato il suo team verso tale traguardo.
Il tema è particolarmente attuale: il settore energetico è responsabile di circa tre quarti delle emissioni di gas serra globali. È più che urgente uscire dalla dipendenza dei combustibili fossili e puntare sulle fonti di energie rinnovabili che, come emerso anche dalla COP 26, sono la chiave per la decarbonizzazione. Tra queste, l’energia solare guadagna sempre più attenzione come una possibile soluzione per coprire almeno una parte della domanda energetica globale in maniera più sostenibile.
Il gruppo dell’Università di Pavia PVsquared2, diretto dalla prof.ssa Giulia Grancini, lavora in questa direzione sviluppando una tecnologia fotovoltaica rivoluzionaria basata su vernici a perovskite ibrida.
Pochi giorni fa abbiamo avuto l’occasione di intervistare proprio la prof.ssa Grancini, che ringraziamo moltissimo, per comprendere meglio questi sviluppi e la loro portata.
Ci spiega – in modo semplice per i non addetti ai lavori – qual è la peculiarità delle celle solari in perovskite e qual è la differenza rispetto ad altre tecnologie per creare energia dal sole?
Prima di tutto le celle in perovskite sono una tecnologia moderna in quanto basata su semiconduttori, cioè materiali che assorbono la luce che vengono depositati mediante processi da soluzione (come degli inchiostri), in un certo senso come se fossero delle vernici stampabili. Questa caratteristica è la grande innovazione di questi materiali rispetto alle celle tradizionali e porta con sé due vantaggi fondamentali: il minor costo dei processi di deposizione e, associato a questi, anche il minor consumo di energia nel processo produttivo nel paragone con i processi tradizionali, un aspetto fondamentale per muoversi al meglio sulla strada della transizione ecologica e della decarbonizzazione entro il 2050.
Il risultato che avete ottenuto (23,7% di luce convertita in elettricità in una cella in perovskite con architettura invertita, NDR) è un record mondiale e un traguardo straordinario: come si coordina e guida un team di ricerca che ottiene un risultato del genere?
Quello che dico al mio team di ricerca è che ci vuole moltissimo impegno, lavoro di squadra, determinazione e un po’ di curiosità che spinge il tutto. Detto questo, sono molto importanti le collaborazioni, che aiutano ad affrontare un problema tecnologico/scientifico sotto più punti di vista. Le collaborazioni aiutano a comprendere meglio determinati processi o sistemi tecnologici, come nel nostro caso le celle in perovskite, su cui abbiamo collaborato con l’Università di Dresda. Matteo Degani, il dottorando responsabile di tale invenzione, ha passato alcuni mesi proprio all’Università di Dresda dove è riuscito a fare delle caratterizzazioni di questi dispositivi che hanno permesso di raggiungere questo risultato record.
Quali prospettive commerciali si possono prevedere e che futuro immagina legato alle energie sostenibili?
Sicuramente credo che questo tipo di tecnologia, in virtù del suo minor costo e della sua maggior flessibilità, possa permettere lo sviluppo di applicazioni in settori commerciali che le tecnologie attuali non servono: pensiamo all’elettronica flessibile e all’integrazione di celle in sistemi flessibili, dalle smart card alle smart window (che oltre a generare energia possono essere trasparenti o colorate). Ciò significa che queste tecnologie e questi livelli di elevata performance non si limitano a migliorare l’esistente: abilitano nuove idee, nuovi modelli di business, per esempio a livello di smart grid.
Dobbiamo però imparare a ragionare in una logica multidisciplinare: ad esempio, la generazione di energia sostenibile si intreccia con le opportunità offerta dalla trasformazione digitale. Servirà che questa transizione sia accompagnata da un accumulo e uno storage di energia secondo nuovi paradigmi e soluzioni distribuite, ma sicuramente questo tipo di tecnologia fotovoltaica può essere leader nel futuro nel mercato delle energie sostenibili e rinnovabili.
Ringraziamo la prof.ssa Grancini per la disponibilità e vi invitiamo a visitare il sito del gruppo PVsquared2 per maggiori dettagli: https://pvsquared2.unipv.it
